di r.i.
Era il ragazzo prodigio dei Radicali, uno dei segretari (dal 2001 al 2006) più giovani della politica italiana. Ma da ieri, per il suo partito, Daniele Capezzone è il prototipo dell'«assenteista», l'esempio vivente di «quei comportamenti che esasperano i privilegi di casta, anti istituzionali e anti democratici». Sono parole durissime quelle scritte dal comitato nazionale dei Radicali italiani nella mozione anti-Capezzone approvata con 28 sì a fronte di appena 7 no e 3 astenuti. Parole di fuoco che Capezzone ha definito degne di una «fatwa»; l'anatema dei giudici coranici. Anzi: la «brutta copia di una fatwa». E ha anche chiarito chi è stato, secondo lui, a orchestrare l'attacco: «Non posso negare - ha detto - di essere allibito e addolorato per il livello delle aggressioni che ho subito da Emma Bonino e Marco Pannella». Proprio il ministro per le Politiche comunitarie aveva avvertito Capezzone: «Il partito non è un autobus, quando ci si sale, ci si sta con delle regole». La Bonino aveva anche chiesto a Capezzone di evitare vittimismi, citando tutte le sue lamentele contro di lei, contro il partito, contro Pannella soprattutto dopo l'esclusione dalla trasmissione «Stampa e Regime» su Radio Radicale. Quindi il comitato ha approvato la mozione gogna, che sottolinea come Capezzone - che è presidente di una commissione permanente, la più alta carica radicale nella storia parlamentare - «dall'inizio della legislatura al 7 giugno 2007, ha partecipato a solo 118 delle 3.116 votazioni. E fino al 3 aprile scorso, dopo un anno di legislatura, aveva partecipato solo a 52 votazioni su 2.458». |