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(L'Opinione) ABORTO, L’EQUIVOCO DELL’ARTICOLO 4 di A.Litta M.
- 21/05/2008
L'Opinione, 21 maggio 2008, prima pagina

ABORTO, L’EQUIVOCO DELL’ARTICOLO 4

di Alessandro Litta Modignani

“La 194 non si tocca” è il ritornello che si sente ripetere, da sempre e a macchinetta, quando si parla di aborto. Più spesso in questi giorni, dopo il recente, ennesimo attacco del Papa. Pochi hanno però notato che la stessa frase viene ripetuta non solo dalle femministe o dagli esponenti del fronte laico, che difendono la situazione attuale. Curiosamente – ma non troppo, adesso vedremo perché – le stesse parole vengono usate dai massimi rappresentanti del campo politico cattolico.
“La 194 non si tocca - dice Eugenia Roccella, già portavoce del Famly Day e ora sottosegretario alla Maternità – Lo hanno detto tutti i leader del PdL in campagna elettorale”. Per Carolina Lussana (Lega) “la 194 non si modifica”. La legge “ha una sua storia importante” ripete Iole Santelli, già sottosegretario alla giustizia. Il ministro Mara Carfagna arriva a dire che “il problema non è discutere la 194, ma applicare la cultura della vita”, al punto che persino Alessandra Mussolini è costretta a farle notare che “non si possono eliminare argomenti scomodi o eludere i contenuti essenziali del dibattito”.
Ma se tutti a parole sono favorevoli alla 194, come si spiega lo scontro politico in corso ?
Per chiarire l’equivoco, bisogna tornare al contesto storico che portò all’approvazione della legge, nel 1978, e alla natura profondamente ideologica di quel testo. In particolare, è bene rileggere l’articolo 4, forse il più significativo (insieme al primo) dell’intero dispositivo. Esso parla di “serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, in relazione o al suo stato di salute o alle condizioni economiche, sociali e familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento” eccetera. Solo a queste condizioni è lecito, per la legge 194, fare ricorso all’interruzione della gravidanza. Il principio di libera scelta dell’individuo, in questo caso della donna, non è assolutamente previsto. In questo senso, la legge 194 non è affatto figlia del permissivismo libertario, come si vorrebbe far credere; semmai, al contrario, essa è permeata da una forte impronta statalista e paternalista, tipica della mentalità comunista egemone nella sinistra degli anni ’70.
Di fatto, nel corso degli anni, questa impostazione illiberale è stata sostanzialmente disapplicata. Le maglie dell’articolo 4 sono state lasciate volutamente larghe, al punto che oggi, in Italia, abortisce chi ne fa richiesta (Esistono in verità molte difficoltà legate alla gestione degli ospedali, ma questo è un altro discorso, che merita di essere affrontato a parte).
Alla luce di queste considerazioni, è chiaro che i cattolici integralisti si guarderanno bene dal tentare la strada assai impervia di una modifica legislativa. Dovrebbero venire allo scoperto, ma non ne sentono affatto il bisogno. Tenteranno piuttosto la strada di un’applicazione restrittiva per via amministrativa, confidando nel dilagare dell’obiezione di coscienza (o di convenienza ?), nell’occupazione politica dei consultori, nell’ostruzionismo strisciante delle strutture ospedaliere, nella propaganda colpevolizzante e ossessiva del cosiddetto Movimento per la Vita.
“La legge non cambia, però servono nuove linee guida” spiega Eugenia Roccella. L’equivoco è chiarito.





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